Simona's profileSimonaPhotosBlogListsMore Tools Help

Blog


    November 12

    VUOTO D'AMORE

     
         Spazio spazio, io voglio, tanto spazio
    per dolcissima muovermi ferita:
    voglio spazio per cantare crescere
    errare e saltare il fosso
    della divina sapienza.
    Spazio datemi spazio
    ch’io lanci un urlo inumano,
    quell’urlo di silenzio negli anni
    che ho toccato con mano.

     

     
    di Alda Merini

       
    November 03

    NELLE NOSTRE MANI

     

    Da cosa é guidata la nostra esistenza?

    Dalla dea bendata della fortuna o da un destino già stabilito?

    Un’alternativa potrebbe essere che, attraverso scelte consapevoli,

    siamo in grado di dare una direzione al nostro futuro.

     

     

    Farfalle_tra_le_mani.jpg image by virgola_df

     

    Non so voi, ma a me è capitato di provare la sensazione

    di non vivere pienamente la mia esistenza.

    Per ragioni diverse, legate prevalentemente alla società

    di cui siamo parte, tendiamo a vivere in costante

    difesa di noi stessi, tentando in qualche modo di proteggerci

    da tutto ciò che di critico ci circonda.

     Il rischio però è quello di sentirci meno vivi ed è per questo

    che vorremmo prendere in mano il nostro destino.

     

     

    La direzione da prendere ce la indicano i nostri sogni.

    Inseguendoli, senza perdere di vista la realtà che ci circonda,

    è possibile dare un senso più profondo alla nostra esistenza.

    La realizzazione di sé è importantissima.

    Bisogna  sviluppare quel qualcosa che è in noi e che

    chiede solo di essere liberato e coltivato.

    Tutti noi possediamo quel qualcosa, in pratica si tratta

    delle nostre possibilità, le nostre facoltà, i talenti, le risorse.

    Le nostre personali potenzialità.

     

    20070625073939unmoeglicdh4.gif

     

    Quante volte ci siamo scoperti a rincorrere un’ “idea di noi stessi”,

    anziché cercare di realizzare il nostro potenziale?

    Noi siamo ciò che sappiamo fare, ma anche ciò che vogliamo fare

    e  le nostre attitudini dovrebbero seguire di pari passo

     le motivazioni che ci muovono.

     Ognuno di noi esprime il bisogno di realizzarsi in maniera diversa,

    tutti però possiamo essere attori protagonisti della nostra vita,

    soverchiando la passività che spesso ci corrompe.

    Naturalmente non siamo tutti destinati a realizzare

    obbiettivi straordinari, ma certo possiamo gustare

    il piacere di essere vivi.

     

     

    L’ideale sarebbe di rimanere sempre in contatto e in armonia

    con il centro più profondo di noi stessi, con quello che siamo,

     con i nostri talenti e le aspirazioni.

    Consapevoli sempre della realtà che ci circonda, pronti a modificarci

    in base alle diverse circostanze che la vita ci offre.

    Esprimere la nostra unicità e riconoscere quella degli altri

    è certamente un buon inizio

    per rimettere il nostro destino nelle nostre mani

     

      

      

     
    October 22

    SE NON AMI

    57554337yk3.png
     
     

    Puoi decidere le strade che farai
    puoi scalare le montagne oltre i limiti che hai
    potrai essere qualcuno se ti va
    ma se non ami
    se non ami
    non hai un vero motivo per vivere
    se non ami
    non ti ami no non ci sei
    se non ami
    non ha senso tutto quello che fai
    puoi creare un grande impero intorno a te
    costruire grattaceli e contare un po' di più
    puoi comprare tutto quello che vuoi tu
    ma se non ami
    se non ami
    non hai un vero motivo per vivere
    se non ami
    non ti ami e non ci sei
    se non ami
    se non ami
    non hai il senso delle cose più piccole
    le certezze che non trovi e che non dai
    l’ amore attende e non è invadente e non grida mai
    se parli ti ascolta tutto sopporta crede in quel che fai
    e chiede di esser libero alle volte
    e quando torna indietro ti darà di più
    se non ami
    se non ami
    tutto il resto sa proprio di inutile
    se non ami
    non ti ami
    non ci sei...
    senza amore noi non siamo niente mai...

     

    Nek

     
     
      
    October 18

    SIAMO PIU' TRISTI DI IERI?

     
     
    Sembra che le donne siano sempre più infelici e che la causa principale
    risieda proprio nella sua emancipazione.
    Dagli studi e dalle indagini effettuati, risulta che a Milano, per esempio, 
    una donna su quattro soffra di depressione.
    Più del doppio degli uomini!
     
    Come mai?
     
    E' una percentuale altissima, non c'é che dire, soprattutto se si pensa
    all'incidenza che puo' avere la malattia del secolo nella vita di una persona.
    Chi conosce direttamente o indirettamente la depressione,
    capisce meglio degli altri cosa intendo.
     
    Infelicità o insoddisfazione?
     
    La nostra vita oggi é certamente più complicata rispetto a quarant'anni fa
    e qualsiasi paragone lascia il tempo che trova:
    siamo divise tra lavoro, famiglia, relazioni sociali e troppo spesso sole,
    senza sostegni. Comunque giudicate nel nostro operato.
    Quante donne occupano posizioni importanti?
    Più di quelle che pensiamo, meno di quante lo meriterebbero.
    Il successo non garantisce a nessuna donna la felicità,
    tuttavia una certa tranquillità economica é innegabile che sia di aiuto;
    per questo motivo, quando intervistano personaggi di un certo tono
    sull'argomento, anziché chiedere alla madre di famiglia di turno,
    mi irrito un pò.
    Laura Biagiotti ha imparato a godere delle piccole felicità,
    che poi sono la forza della vita: su un'agenda assegna dei più e dei meno
    alle piccole felicità ed infelicità quotidiane, alla fine tira le somme
    e scopre che qualche goccia di felicità é una piccola ricchezza.
    Il concetto non é sbagliato, nel senso che tutte noi
    dovremmo imparare a riconoscere il valore delle piccole cose, 
    ma immagino che per molte di noi sarebbe difficile anche solo trovare
    il tempo di segnare + e -, ogni giorno, nell'agenda della vita.
     
    Gli uomini risultano più felici delle donne?
     
    E' risaputo che strutturalmente siano più elementari di noi,
    che difficilmente riescano a fare più di una sola cosa per volta
    e che tendano a non porsi troppe domande.
    Al contrario, noi di domande ce ne poniamo anche troppe;
    pretendiamo sempre di più da noi stesse, pronte a rimetterci in gioco
    nella famiglia, come nel lavoro e nei nostri rapporti interpersonali.
    Vorremmo essere brave madri, mogli, sorelle, figlie, amiche, colleghe...
    Salvo poi sentirsi addosso lo sguardo distratto o, peggio,
    il giudizio severo dell'uomo "più felice" che, vittima del suo egoismo,
    ci vorrebbe in qualche modo più conformi alla sua idea di donna (quale?).
     
    Lidia Ravera, scrittrice, sostiene che sia solo la dipendenza
    da quello sguardo ad indurre all'infelicità,
    o all'insoddisfazione, molte donne. 
    Chi saprà affrancarsene, ne sarà immune.
     
    Inutile dire che non tutte le donne sono insoddisfatte e che non tutti gli uomini sono "strutturalmente più elementari" delle donne...
     
    October 13

    UN APPUNTO

     
     
    La vita - é il solo modo
    per coprirsi di foglie,
    prendere fiato sulla sabbia,
    sollevarsi sulle ali;
     
    essere un cane,
    o carezzarlo sul suo pelo caldo;
     
    distinguere il dolore
    da tutto ciò che dolore non é;
     
    stare dentro gli eventi,
    dileguarsi nelle vedute,
    cercare il più piccolo errore.
     
    Un'occasione eccezionale
    per ricordare per un attimo
    di che si é parlato
    a luce spenta;
     
    e almeno per una volta
    inciampare in una pietra,
    bagnarsi in qualche pioggia,
    perdere le chiavi tra l'erba;
    e seguire con gli occhi una scintilla nel vento;
     
    e persistere nel non sapere
    qualcosa d'importante.
     
    Wislawa Szymborska
     
     
    Per quante di voi non la conoscono ancora, Wislawa Szymborska ha un cognome difficile,
    é nata in Polonia e ha superato gli ottantacinque.
    Ha vinto nel 1996 il premio Nobel per la letteratura ed é poetessa. 
    Scrive versi semplici, senza intricati giri semantici e lessicali; 
    in lei vi é un continuo stupore nelle cose e nelle persone
    e nel tempo che le plasma. 
    Conosce le tristezze del quotidiano, ma crede anche nelle sue magie
    e la sua ironia stempera le peggiori cose della Storia e delle nostre storie.
    Dell'amore e della morte.
    La poesia di Wislawa Szymborska trasmette gioia,
    una gioia non fatta solo di luce,
    ma soprattutto di chiaroscuri, perché così é.
    Adelphi ha pubblicato di recente
    "La Gioia di scrivere. Tutte le poesie (1945-2009)",
    in pratica la sua opera completa, ma esistono le singole raccolte
    e forse, leggendo la poesia che vi ho proposto,
    sarete invogliate a conoscerla meglio.
     
     
    Lasciatevi bagnare in qualche pioggia...
     
    Simona 
     
     
     
     
       
     
     
    September 20

    UNA CURA PER L'ANIMA

    " Ho sempre sentito che i libri mi chiamavano.
    I libri li interrogo e mi rispondono, parlano e cantano.
    Ogni volta una musica nuova.
    Alcuni mi portano la consolazione nel cuore,
    altri mi insegnano a conoscere me stessa,
    altri ancora sono specchi, riflettono ciò che ho dentro,
    illuminano su certezze o sollevano dubbi,
    mi aiutano a vivere meglio, più consapevolmente.
    Toccare le pagine con le dita, sentire l'odore inebriante
    dei caratteri stampati, mi fa stare bene.
    Mi fa stare in pace e mi tranquillizza.
    I libri hanno un potere salvifico per tutti.
    Bastano tre sole righe che irrompono dove erano attese".
     
     
    Non sono parole mie, ma vorrei tanto averle scritte 
    perché esprimono esattamente i miei sentimenti.
    I libri sono uno strumento di crescita personale, di conoscenza di sé.
    Bisogna solo lasciare risuonare in profondità,
    dentro di noi, la musica delle parole.
    La lettura é un momento di riflessione che permette di ascoltarsi,
    conoscersi meglio, interrogarsi.
    Leggere costringe ad un silenzio utile d cui si può
    trarre cura, conforto e nutrimento dell'anima.
    Quante volte vi sarà capitato di avere pensieri opprimenti
    e di sentirli scivolare via mentre, leggendo,
    venivate trasportati altrove.
    Leggiamo storie per confrontarle con la nostra,
    per dare voce a pensieri ed emozioni inespressi.
     
    "Il tempo per leggere, come il tempo per amare, dilata il tempo per vivere"
    DANIEL PENNAC, SCRITTORE
     
     
     
     
    Che titolo mi suggerisci e,
     
    cosa ha significato per te ?
     
     
    September 11

    IL BACIO di Giovanni Allevi

       
    Dedicato alle Amiche.



    Dolce fine settimana tutte Voi.
    Simona



     



    September 04

    PIU' SIAMO MEGLIO STIAMO?

    immagine1br2.jpg
     

    Nella rubrica che lo psichiatra Raffaele Morelli tiene su Donna Moderna

    – Il coraggio di dirlo – si legge che, secondo uno studio sul cervello

    condotto a Oxford, possiamo coltivare legami stretti con dieci

    o quindici persone massimo.

    Il fatto di frequentare troppa gente metterebbe a rischio la nostra identità.

    Detto questo, il pensiero corre subito a Facebook,

    dove la quantità di contatti sembra essere un valore aggiunto. 

    Secondo Morelli, forse viviamo troppo in superficie e per questo

    abbiamo paura a stare soli con noi stessi.

    Ci crogioliamo in discorsi inutili e racconti che lasciano il tempo che trovano.

    “Ti ricordi?” dicono i compagni di scuola che si rincontrano online,

    ma il passato non torna: lo rievochiamo per colmare i vuoti. 

    E siamo ancora più soli.

     

    Naturalmente ognuno di noi avrà la sua opinione in merito,

    soprattutto quanti frequentano quel mondo virtuale.

    Personalmente sono d’accordo quando Morelli dice che, perché ci sia amicizia,

    ci vuole lo spazio per fare affiorare l’intimità,

    il tempo per condividere sentimenti ed emozioni. 

    Per ascoltare l’altro nel proprio silenzio interiore.

    Con un amico sei una cosa sola,

    magari non lo vedi per un po’, ma lui è con te.

    Solo lui copre le angosce solitarie e colma i disagi della tua anima.

    Attraverso di lui senti che la vita sta provvedendo a te.

    Con un amico è sempre come sentirsi a casa, perché lui c’é.

    E allora?  

    Via da contatti frettolosi, da rapporti superficiali.

    Via da Facebook.

    Non è vero che “Più siamo meglio stiamo”.

    Sì, avremo tanti conoscenti, ma saremo sempre più soli

    e cercheremo altri finti amici.

    Per farci ancora più male.

    July 31

    IL PIACERE DI RITROVARSI



    E' trascorso più di un anno dalla mia prima pagina
    qui e, sorpresa,
    l'anniversario é passato
    senza che me ne accorgessi!

    Forse è stato perché QUI mi sento come a casa.

    Prima di partire per le sospirate vacanze, saluto tutte voi
    che mi avete accompagnata in questi mesi.

    Vorrei ringraziarvi per le riflessioni e i sorrisi che mi avete regalato
    e per le ispirazioni e gli stimoli che sempre ho trovato nelle vostre parole.

    Arrivederci a presto!



    Simona



     


     


    July 26

    LA SCALATA






    Una volta qualcuno mi ha detto che dovremmo intraprendere
    il nostro viaggio  percorrendo la strada passo, passo,
    ammirando il paesaggio tutt'intorno,
    attenti a coglierne suoni  e colori .

    Se puntiamo direttamente alla méta,
    lontana, ambita, agognata,
     potremmo affannarci una vita nel tentativo di raggiungerla,
    salvo ritrovarci ogni volta confusi e insoddisfatti.

    Il nostro viaggio si rivelerà così sterile e infruttuoso.

    Ricordiamo sempre che la bellezza e le opportunità
    nascono come fiori ai nostri piedi,
    lungo la strada...



    June 24

    QUEL CHE SIAMO, SAREMO...



    La nostra vita é un ciclo continuo.

    Nel tempo che ci é dato di vivere, poco o tanto che sia, ognuno di noi

    costruisce se stesso.

    Sostenuto dalle personali potenzialità, limitato o spronato dalle

    numerose fragilità.

    Chi saprà costruire bene se stesso, quando sarà il momento, accetterà con

    maggiore consapevolezza la svolta.

    Qualcun'altro farà più fatica.

    Ciò che abbiamo costruito,

    ciò che siamo,

    non finirà con la fine della vita qui.

    Ciò che abbiamo costruito vivrà attraverso le esperienze, i pensieri

    e le emozioni di chi ci ha amati.

    L'Amore non finisce.

    L'Amore si trasforma.

    Simona é parte di ciò che sua Nonna ha costruito nella sua lunga

    e intensa esistenza.

    Forte e fragile.

    Buona e cattiva.

    La mia Fede ha piantato radici nel cuore grazie alla fede che

    animava lei. L'esempio, i suoi racconti, le raccomandazioni,

    mi hanno cullata sin da piccola e la mia natura, già di per sé

     predisposta, ha trovato una casa.

    La responsabilità di ognuno di noi dunque, é quella d'impegnarsi

    a costruire se stessi al meglio, affinché, un giorno, qualcuno diverso

    da noi, qualcuno che amiamo, possa fare altrettanto.

    Simona


    "... Abbracceremo porzioni sempre più vaste dell’immensa attrazione

    di cui siamo parte. Allargheremo le braccia, per abbracciare senza

    soffocare, per abbracciare senza trattenere, per saper lasciare andare,

    pur vivendo con intensità e passione l’intreccio misterioso della vita..."




    June 22

    SIAMO QUI SOLO DI PASSAGGIO

     
     

    Dove sei?

    Mi hanno detto che sei morta. Questa mattina presto,
    dopo esserti lamentata a lungo la notte.

    Sono confusa, come sospesa tra la consapevolezza che
    tu
    non sei più
    e un certo senso d'incredulità che mi fa sperare ancora.

    Dove sei?

    Il cuore annunciava l'inevitabile,
    stavi male e non eri più tu.

    La vita in qualche modo prepara a certe separazioni,
    non a tutte in verità,

    forse e in parte, solo a quelle annunciate.

    Il tempo a nostra disposizione é limitato entro confini
    invisibili
    anche all'occhio più attento.

    Dove sei?

    Mi sento lucida e consapevole ma le lacrime ancora
    non mi consolano.

    Le sento salire, premono con insistenza, ma
    non sono ancora pronta
    ad accoglierle,
    quasi la tua morte fosse la conclusione naturale di un ciclo

    e non fosse giusto sentire troppo la tua mancanza.

    Dove sei?

    I ricordi si fanno strada:
    immagini riportate alla luce dalla memoria,
    racconti
    meravigliosi di una vita che
    solo tu sapevi tramutare  in suoni e colori.

    Mi manchi.

    Ho bisogno di chiudermi in solitudine,
    di rivedere quel viso dolce e sparuto,

    di sentire addosso lo sguardo tenero e perso
    che ho incrociato
    appena pochi giorni fa.

    Dove sei?

    Ti ho detto che ti volevo tanto bene e tu hai risposto:
    "Lo so e ti ringrazio".

    Mi tormenta il pensiero che forse non lo sapevi abbastanza
    e, mentre lo scrivo, sento scendere la prima lacrima.


    Sei nel mio cuore Nonna.

    Oggi e per sempre.

    Finché non ci ritroveremo.

    Tua Simona



    June 19

    UNA STORIA SEMPLICE

     
     

    L’anticamera, stretta e lunga, era poco illuminata. A metà del corridoio, appeso alla parete, c’era il vecchio telefono in bachelite e, appena sotto, una lavagna in sughero tappezzata di bigliettini pieni di nomi e numeri di telefono. Mi ero sempre chiesta a chi appartenessero e li osservai, tentando di decifrarne la scrittura; sarebbe stato interessante associare un volto a ciascun Post-it.

    “Sei arrivata?” Trasalii udendo la voce di mia madre, non mi ero accorta della porta che si era aperta alle mie spalle.

    “Un minuto fa”, la baciai sulle guancie. “Sei qui da molto?”

    “Da circa un’ora, ma non ho ancora iniziato a riempire le scatole.” Aveva l’aria stanca e due occhiaie disegnavano cerchi scuri sotto gli occhi.

    “Ci sono talmente tante cose qui dentro! Dovremmo chiedere alla società di traslochi di procurarci altre scatole”, disse tornando in sala.

    La seguii e mi sentii rinfrancata dall’aria familiare della stanza e dalla luce che la illuminava. “Non credo che sarà un problema mamma, intanto possiamo riempire quelle che ci hanno lasciato. Cominciamo dai libri?”

    Lavorammo in silenzio per un po’, ciascuna persa nei propri pensieri. Quante volte avevo sbirciato  tra quei titoli? Erano sistemati sugli scaffali del mobile letto a ribalta, lo stesso in cui da piccola avevo trascorso molte notti, insieme a mio fratello. Riposi, senza un ordine preciso, alcuni romanzi d’amore, diversi saggi sulla guerra, il Decamerone di Boccaccio, una copia della Divina Commedia, una Bibbia illustrata, una collana di gialli dalle copertine consumate e alcune pubblicazioni del Reader’s Digest.

    Nonostante gli anni trascorsi lontana da lì, ero certa che nessun titolo si fosse aggiunto alla piccola collezione; maneggiare quelli che consideravo veri e propri cimeli mi emozionava molto e fu con dispiacere che riposi l’ultimo libro nella scatola ai piedi dell’armadio.  

    Voltandomi vidi la mia immagine riflessa nel grande specchio a paravento posto al lato del mobile e le sorrisi amichevolmente. “Chissà quanta gente ci si sarà specchiata?”, mi sentii mormorare.

    La figura minuta di mia madre si affiancò alla mia. “Non saprei, anche se devono essere state molte. I nonni utilizzavano questa stanza per prendere le misure ai clienti e controllavano il risultato finale del loro lavoro proprio davanti a questo specchio.

    Quando ero piccola mi piaceva l’effetto della mia immagine riprodotta su più fronti: mi piazzavo davanti e con la coda dell’occhio mi osservavo a destra e a sinistra giocando a fare la donnina .”

    Le misi un braccio sulle spalle e le sorrisi smorfiosa. “Mi domando come sia possibile che con due sarti in casa tu, oggi, sappia a mala pena fare l’ orlo ai pantaloni!”

    “Senti, senti!”, disse fingendosi indignata. “Comunque è vero, né io né tua zia abbiamo seguito le loro orme. Il massimo che ho fatto è stato girare Milano in tram  come piccinina: i nonni mi davano gli abiti pronti da consegnare direttamente ai clienti, mi scrivevano l’indirizzo, segnavano il percorso sulla cartina, m’istruivano sulle domande da fare al controllore e poi, via di corsa! Non mi sono mai sbagliata!”

    “Quanti anni avevi?”, domandai.

    “Nove, dieci al massimo.”

    Pensai, con una punta d’orgoglio, che mia madre doveva essere stata una bambina coraggiosa: al suo posto credo avrei avuto paura a girare tutta sola per una città come Milano, salendo e scendendo addirittura da mezzi pubblici.

    Erano davvero altri tempi! Le persone dovevano sentirsi più sicure fuori dalle mura di casa propria, se anche i nonni lasciavano che mia madre uscisse sola a quell’età.

    “Se sei d’accordo, mentre tu finisci di riempire le scatole con quello che c’è qui in sala, io vado in camera da letto a svuotare armadio e cassetti. Se ho bisogno, ti chiamo.”

    Mia madre mi fissò dubbiosa, poi assentì e, senza proferir parola, iniziò ad incartare e riporre i piatti del servizio buono, quello in porcellana con i decori in oro. Credo le sarebbe piaciuto  occuparsi personalmente di quella stanza, ma doveva essersi resa conto che toccare con mano gli abiti e le spazzole di mia nonna sarebbe stato troppo doloroso.

    Entrando fissai lo sguardo sulla tela appesa alla parete di fronte: la Madonna stringeva tra le braccia il Bambino Gesù, dominava la stanza sopra il grande letto, in una predominanza di azzurro e rosa e la dolcezza nei suoi occhi trasmetteva una certa serenità.

    Spostai lo sguardo sull’enorme comò antico; il piano era colmo di oggetti e fotografie incorniciate d’argento, quasi tutte in bianco e nero. Una sola era a colori e ritraeva me e mio fratello abbracciati sul divano di casa; avrò avuto sì e no quattro anni, lui non ancora uno e mi guardava ridendo, con aria estasiata, come chi guarda il suo gioco più bello. Decisi che avrei tenuto quella foto per me e iniziai a svuotare i cassetti, partendo dal primo in alto; giunta all’ultimo, sotto uno strato di lenzuola e federe bianche ricamate a mano, nell’angolo più nascosto, trovai un pacchetto avvolto nella carta velina.   

    “Cos’è?”, domandò mia madre avvicinandosi.

    Non era riuscita a restare lontana. “Non lo so ancora, era nascosto sotto quelle lenzuola.”

    Scoprimmo un taccuino con la copertina di pelle marrone, morbida al tatto, con uno stampo a righe in rilievo.

    Le mani tremavano impercettibilmente; desideravo aprirlo, leggere quello che c’era scritto ma, allo stesso tempo, temevo di violarne il contenuto. Era come se mia nonna fosse in quella stanza con noi, come se fosse ancora viva e mi ammonisse dal farlo. 

    “Che fai, non lo apri?” Guardai mia madre, nei suoi occhi lessi lo stesso desiderio, curiosità ma, soprattutto, una profonda nostalgia; forse, tra quelle pagine, sperava di ritrovare la parte perduta di sé. Da una scorsa veloce capii che si trattava del diario di mia nonna; il primo scritto risaliva al 18 ottobre 1938, l’ultimo recava la data del 24 dicembre 1941.

    “Quando era la nata la nonna?”, chiesi a mia madre.

    “Nel 1910, il 2 Agosto”, rispose. “Quando ha iniziato a scrivere il diario aveva quasi ventotto anni e non era ancora sposata con il nonno”, aggiunse.

    La fissai meravigliata. “Vuoi dire che era ancora nubile a quell’età? Pensavo che ai suoi tempi le ragazze si sposassero prima!”

    “Di solito sì, ma lei e il nonno si conobbero più tardi, all’epoca mio padre doveva avere circa trentacinque anni. Quando s’ incontrarono, mia madre lavorava come guardarobiera in una famiglia bene di Milano, il nonno invece aveva già la sua attività di sarto.”

     

    Milano, 18 ottobre 1938

     

    Oggi Remo mi ha chiesto di sposarlo.  Passeggiavamo nel parco e c’era un bel sole; con una scusa mi ha preso la mano,  ha posto qualcosa al centro del palmo e subito dopo ha stretto le mie dita intorno all’oggetto. Quando le ho riaperte sono rimasta senza parole, c’era una spilla meravigliosa! Non ho mai posseduto nulla di così prezioso: la manifattura è a traforo in oro e argento, assai  delicata e al centro è incastonato uno splendido topazio. Chissà quanto deve essergli costata! Ha insistito per appuntarmela sulla giacca e mentre lo faceva mi guardava con i suoi grandi occhi dolci.

     

    Mia madre sgranò gli occhi sorpresa. “ Non immaginavo che mio padre fosse un tipo così romantico, non ci hanno mai raccontato nulla di quest’episodio!”, sembrava quasi dispiaciuta.

    “E poi mi fa un certo effetto sentire parlare mia madre degli occhi dolci di mio padre, perché è sempre stata molto riservata e poco espansiva, almeno con noi figlie.”

    Le sorrisi. “Mamma di cosa ti stupisci? Quante volte mi hai fatto notare che ai tuoi tempi  argomenti come l’amore romantico e il sesso erano un tabù in famiglia! Soprattutto tra madre e figlia, dubito che ci fosse la confidenza di oggi.” Sembrava d’accordo e presi a stuzzicarla. “Scommetto che papà non ti ha mai regalato una spilla simile, non è vero? Magari la troveremo da qualche parte e potrai sfoggiarla sulla tua giacchetta nuova!”.

    Mi fece una smorfia, poi andai avanti a leggere.

     

    Milano, 31  maggio 1939

     

    I preparativi vanno avanti bene, dobbiamo ancora recapitare alcuni inviti e Remo ci tiene che si vada di persona dai miei parenti in provincia; dice che non gli secca, che sarà l’occasione buona per  conoscere la mia famiglia e che saranno fieri di me quando vedranno che tipo in gamba sto per sposare. Scherzando, gli ho fatto notare che è un gran vanitoso e che a furia di darsi delle arie rischia un giorno di prendere il volo! E’ scoppiato a ridere e mi ha abbracciata forte: quasi soffocavo! Poi mi ha sussurrato nell’ orecchio: “Stellina, tra le tante cose che mi circondano, io vedo solo te!”. Io devo essere arrossita, ma giurerei che anche lui fosse un po’ imbarazzato.

     

    Alzai gli occhi e incontrai quelli di mia madre che sorridevano. “La nonna mi ha ricordato spesso  questa dichiarazione del nonno, soprattutto negli ultimi mesi, quando non stava più bene. Credo sentisse molto la sua mancanza. Mio padre non ha avuto modo di studiare, era nato nel 1903, prima c’era stata la guerra e dopo ha dovuto lavorare per aiutare la famiglia. Però amava leggere di tutto, si può dire che sia  stato un vero e proprio autodidatta.”

    Sentivo nella voce una nota di orgoglio mentre parlava del suo babbo marchigiano e, improvvisamente, dovetti trattenere le lacrime tra le ciglia umide. Mio nonno era morto un paio d’anni prima e mi mancava terribilmente; era un uomo intelligente e ironico verso se stesso e la vita, ma il suo umorismo era di tipo garbato.

    Ripensai alla sua grafia ordinata ed elegante, alle frasi più belle che amava trascrivere ovunque, persino sui  modelli di carta dei vestiti che cuciva; leggendole, nessuno avrebbe mai creduto che quell’uomo avesse frequentato solo qualche anno di scuola elementare.

     

    Milano, 03 settembre 1939

     

    Sono trascorse solo poche ore da quando sono ufficialmente la Sig.ra Stella Alfieri: sono felice! Sì, posso dirlo con tutta onestà: sono felice! La cerimonia è stata semplice come la volevamo, gli invitati non erano molti, ma si sono divertiti e sembrano avere apprezzato il pranzo. Remo mi ha coccolata tutto il tempo, mi seguiva con lo sguardo e correva a salvarmi ogni volta che i nostri amici e i cugini mi trascinavano a ballare. Giuro che a un certo punto mi sarei tolta le scarpe dal mal di piedi che avevo! Dopo la festa siamo subito andati a casa nostra. Per il momento non possiamo permetterci una Luna di Miele, ma la sartoria resterà chiusa per qualche giorno. Ora scappo a prepararmi, andiamo a passeggio sul C.so Buenos Aires e poi prendiamo un dolce in pasticceria.

     

    “Com’è che non racconta niente del dopo Festa?”, domandai fingendo delusione. “La cerimonia, il pranzo, il ballo, e poi? Tornano a casa loro, e poi?”

    Mia madre mi diede una leggera spinta. “Ma la vuoi finire?”, e scoppiamo a ridere.

    “Cos’è quella?”, chiese allungando la mano.

    Tra le pagine del taccuino c’era una fotografia che ritraeva i miei nonni: lei sedeva a proprio agio su uno sgabello, indossava un vestito grigio perla e la gonna in georgette pendeva morbida ai lati, intorno al collo un filo di perle.

    Mio nonno  invece era molto elegante in un doppiopetto blu, con i pantaloni a tubo.

    Il volto di Stella era rivolto all’insù e gli occhi erano fermi in quelli di lui; Remo era in piedi di fronte a lei, le mani intrecciate dietro la schiena, piegata in avanti per permettergli di raggiungerne il volto.

    Infine, le labbra di lui sfioravano in un bacio leggero la punta del naso di Stella.

    Rimasi incantata di fronte a quell’immagine, era così elegante e poetica insieme! Guardandola, non si poteva non avvertire tutta la delicatezza e la complicità che li univa: due anime che si erano trovate, che si amavano di un sentimento profondo e maturo, tanto da farli restare insieme per quasi cinquant’anni.

    “L’ultima pagina porta la data del 24 dicembre 1941”, lessi a mia madre.

     

    Finalmente Laura si è addormentata! Essere diventata madre è bellissimo, ma mi sento sempre così stanca! Eppure è una brava bambina: beve il mio latte, dorme e piange di rado, solo se si è sporcata o ha fame. Deve essere perché è passato poco tempo dal parto... o forse è perché sono sola ad affrontare tutto questo. Sola senza il mio Remo. Non conosce ancora sua figlia, chissà cosa dirà quando la vedrà! Dall’ultima lettera ho capito che sono stanziati nei pressi di un villaggio, da qualche parte in Russia; ha scritto che il freddo è terribile e che, se non stanno attenti, rischiano il congelamento. Mi ha scritto che la parte più difficile da sopportare è la lontananza da me.  Maledetta guerra! Quando finirà? Sono sfollata qui da non so più quanto tempo, per fortuna ci sono alcuni miei parenti, altrimenti non so proprio come farei... A volte mi viene da pensare che potrei non rivederlo più e mi dispero, perché non riesco ad immaginare la mia vita senza di lui.

    Prego la Madonna ogni giorno perché lo protegga, perché abbia cura di tutti noi e della nostra bambina.

     

    Guardai mia madre e poi la strinsi a me, la schiena era scossa dai singhiozzi. Per un lungo istante sembrò inconsolabile e la sua emozione coinvolse  anche me, impedendomi di pronunciare qualsiasi parola che fosse di conforto.

    Capivo che non aveva mai conosciuto né pensato a mia nonna in termini diversi da quelli di una figura materna; la sua visione di lei era limitata, se così si può dire, a quella di una madre giusta, ma spesso severa. Mia nonna mostrava una grande tenerezza per i bambini in generale, ma con le figlie sembrava trattenersi; diciamo che era poco incline a lasciarsi andare alle effusioni. Probabilmente pensava di doversi mostrare forte e determinata, desiderava solo che le sue figlie crescessero sicure, considerandola un solido punto di riferimento. Oppure, semplicemente, erano state le vicissitudini della guerra, la solitudine e le privazioni dopo, a spegnere l’entusiasmo che traspariva dalle righe del suo diario.

    “Dunque anche la nonna é stata giovane e innamorata!”, dissi sorridendo a mia madre.

    “Sì. Come me e te e come tutti, prima o poi, nella vita.” Prese il taccuino e alzandosi aggiunse: “Posso dire che questo diario sia stato l’ultimo regalo di mia madre, il più bello. Ho capito cose di lei che non avrei mai immaginato.”

    Le sorrisi poi, mentre si allontanava, la richiamai: “Mamma? Se anche tu hai un diario nascosto nel cassetto del comò, forse sarebbe il caso di farmelo leggere, non credi?”

    Lei mi guardò per un attimo confusa, poi rispose con un gran sorriso: “No tesoro, non c’è nessun diario nel mio comò! Però, se ti va, dopo che abbiamo finito con le scatole, usciamo a bere una cioccolata calda e chiacchieriamo un po’.”

     

     

                                                                                                 FINE

    June 16

    LA FELICITA' DI CHI SCRIVE

     

    “La felicità di chi scrive è il pensiero che riesce a diventare sentimento

    che riesce a diventare pensiero.”

    Thomas Mann

     

     

     

    C’è talmente tanto chiasso intorno a noi! Verrebbe da pensare

    che non esistano problemi di comunicazione; non è così.

    Comunicare significa mettere in comune, far partecipe,

    condividere; significa trasmettere la propria emotività

    attingendo ai sentimenti, alla fantasia, al bisogno insito

    in ognuno di noi di diffondere le oscillazioni del cuore.

    Pensando a quest’ultimo aspetto, direi che si può affermare

    quanto in realtà la comunicazione, soprattutto tra noi

    adulti, sia mortificata. Non è nella nostra natura, per lo meno

    non nella mia, reprimere le emozioni, i sentimenti o i pensieri

    più semplici e credo sia questo il motivo per il quale mi lascio

    incantare da ogni pagina bianca sin da piccola.

    La scrittura chiede silenzio, raccoglimento; consente di

    rivolgere uno sguardo attento all’interno di se stessi e

    si offre come meravigliosa opportunità per rivolgersi agli altri.

    Ho letto recentemente che la persona che scrive una storia,

    scrive sempre la propria storia, quale che sia l’argomento

    del suo racconto. Penso sia vero. Che si scriva per piacere,

    per sfogare uno stato d’animo, per commuovere o divertire,

    comunque sia, scrivere fa bene all’anima.

    La scrittura è una parte di sé di cui bisogna avere molta cura,

    è uno spazio dove ci si può isolare a riflettere  in silenzio,

    o accompagnati dalla musica; il luogo ideale dove alimentare

    la parte bella di se stessi. Ogni giorno si arricchirà delle

    nostre esperienze, si nutrirà delle amate letture e, con umiltà

    e fantasia, verrà ripulita da banalità e ridondanze.

    Ogni giorno ci parlerà di noi.




      

     

     

    June 08

    LO SCHIAFFO

    http://img227.imageshack.us/img227/4397/bimba2pumd8.jpg
     

    Che cosa pensate quando perdete la pazienza e date uno schiaffo

    al vostro bambino? Che ogni tanto bisogna rimetterlo in riga con le

    maniere forti. E al momento sembra funzionare. Ma dopo

    cosa succede? Dopo è come quando una persona è vittima

    di una bruciatura. Se è lieve prova fastidio, se è forte sente dolore,

    frustrazione e una gran rabbia. Quando è piccolo, un bambino patisce

    ogni tipo di bruciatura ma, crescendo, userà quel “fuoco”

    per bruciarsi e bruciare. Se viene spesso picchiato, da grande

    o diventerà vittima o picchierà. O avrà paura, o vorrà

    far paura agli altri. Anche puntare il dito accusatorio per

    umiliare i suoi pensieri, le sue emozioni, fa molto male.

    Smorziamo i toni. Non diciamo: “Sei cattivo e incapace”,

    molto meglio: “Mi pare che tu abbia fatto un errore.

    Lavoriamoci su”. Ci sono bambini, sappiatelo, che desiderano

    un abbraccio che non ricevono, e allora provocano all’infinito,

    fino a quando non lo ottengono, perlomeno attraverso le percosse.

    Ma dietro i ceffoni degli adulti c’è soltanto tutta  la loro paura,

    la loro tensione, la loro rinuncia.

    Ed è diseducativo. Sempre.

    Di Maria Rita Parsi , psicoterapeuta e scrittrice.

     

     

    Mi confronto su questo tema che accomuna molte di noi:

    madri, più o meno giovani, con alle spalle un vissuto di figlie

    ed un presente che ci vede schierate in prima linea

    nell’educazione dei nostri bambini.

    Mi trovo d’accordo con quello che scrive Maria Rita Parsi;

    ho riflettuto e alla sua domanda posso rispondere che ogni volta

    che ho dato uno schiaffo ai miei figli ho vissuto quel gesto

    come una rinuncia ed una sconfitta.

    Potrei nascondermi dietro i:  “Quando ci vuole, ci vuole!”, ma

    non sarebbe giusto. Perdiamo la pazienza perché siamo oberati di

    impegni e pensieri e perché, fondamentalmente, ci scontriamo

    con un certo senso d’inadeguatezza…

    Ci vuole tempo e pazienza per confrontarsi con le sfide che i nostri

    figli lanciano quotidianamente, messaggi diretti a noi e a nessun altro.

    Al di là dello schiaffo, mi fa molto più paura quel dito puntato a mo’

    di accusa, teso a demotivarli, a umiliare i loro pensieri e le emozioni.

    L’impegno più grande di questi anni è certamente quello di

    accrescere la loro autostima; desidero con tutta me stessa

    che i miei figli crescano consapevoli dell’amore che li avvolge

    e sappiano a loro volta trasmetterlo.

    Non è sempre facile e mi condiziona la rigidità con cui sono

    stata cresciuta, ma sono convinta che un approccio amorevole scaldi

    il cuore di chi lo riceve quanto quello di chi lo da.





    May 05

    UNA FIABA DA NARRAR...

     

    “Io sono un essere umano. E, come tutti gli esseri umani,

    non ricordo la mia nascita.

    Quando prendiamo coscienza di noi stessi siamo ormai bambini,

    e il nostro avvento risale a moltissimo tempo prima,

    alla notte dei tempi. Viviamo come meglio possiamo, indoviniamo

    l’inizio sulla base degli eventi successivi.

    Non può sapere quante volte sono risalita al confine dei ricordi

    sbirciando nel buio che c’è al di là.

    Ma non sono solo i ricordi ad aggirarsi intorno a quel confine.

    E’ un regno abitato da tutta una sorta  di fantasmagorie.

    Gli incubi di una bambina sola.

    Le fiabe di cui si è appropriata una mente assetata di storie.

    Le fantasie di una bimbetta ricca d’immaginazione

    per spiegare a se stessa l’inspiegabile.

    Qualunque storia possa aver scoperto alla frontiera dell’oblio,

    non m’illudo certo che sia la verità.”

     

    Setterfield Diane, La tredicesima storia

     

     

     

    E tu?

    Eri una bambina ricca d'immaginazione?

    Quale fiaba ha cullato i tuoi sogni?

    Raccontami...

    April 26

    COSA NE SAI TU DELL'AFFETTIVITA'?




    L’affettività, consente di mostrare la qualità dei sentimenti;

    é positiva quando parliamo d'amore, conflittuale o, nei casi peggiori,

    produce una serie di manifestazioni negative, fra le quali l’odio, il rancore... .

    Ciascuno di noi sviluppa l'affettività durante il corso della vita,

    imitando inizialmente gli adulti intorno e, più avanti,

    osservando la vita che scorre: film, quadri, letteratura, musica...

    Ogni essere umano produce ed utilizza energia vitale umana

    affettiva "calore", per tutte le manifestazioni dei sentimenti.


    Cos'é per te l'affettività?

    Ognuno di noi ha la sua storia, un retroterra di affetti che ha lasciato un segno visibile nell'anima e che condiziona ininterrottamente quello che siamo. C'é chi é stato coccolato e per questo ha imparato ad amare e con la stessa tenerezza abbraccia e fortifica i suoi figli. C'é chi ha ricevuto poche attenzioni emotive, perché chi doveva dargliele, a sua volta, non ha conosciuto carezze, e non é spontaneo negli abbracci ai suoi bambini, non sa parlare d'amore come vorrebbe. C'é chi é stato privato ingiustamente di ogni attenzione e oggi é una persona che soffre, che non sa dare e non sa ricevere amore.

    C'é chi...





    April 21

    LE PAROLE

    “… Le parole hanno un non so che. In mani esperte,

    adoperate con maestria, ti fanno prigioniero.

    Ti si attorcigliano intorno alle membra come la tela di un ragno e,

    quando sei così soggiogato da non riuscire più a muoverti,

    ti trafiggono la pelle, ti entrano nel sangue,

    ti atrofizzano i pensieri.

    Operano dentro di te come una magia…”

     

    Diane Setterfield, La Tredicesima storia

     

     

     

     

    Le parole, quelle che nascono dal cuore di un’Anima semplice

    al pari di quelle che leggo sui miei libri e ascolto da pochi,

    hanno effettivamente il potere di soggiogarmi.

    Spesso mi prendono per mano e mi conducono nel luogo più

    caro e più vivo che conosca: il centro di me stessa.

    Attraverso le parole diamo voce alla magia che è il nostro universo

    interiore: sensazioni, emozioni, sentimenti, stati d’animo, opinioni.

    Le parole tramutano quelli che in origine erano solo pensieri,

    nell’espressione palese,  sincera o ipocrita che sia, di noi stessi.

    Se fosse possibile vivere il quotidiano pronunciando e ascoltando

    solo la melodia di parole amorevoli, sensate e costruttive, sarebbe

    meraviglioso. Purtroppo, da sempre, tutti noi ne facciamo un uso

    smodato e sprechiamo tempo ed energie arrancando dietro a

    significati pochi chiari e spesso privi di valore.

     

     

    Parole che operano dentro di te come una magia…

     

     

     

       

    Ognuno di noi è guidato nella propria esistenza dalla creatura interiore

     capace di apprendere dal gaio essere spirituale che è il suo vero Io.

    Mai voltare le spalle a futuri possibili prima di essere certi

    che non abbiamo niente da imparare da essi. Siamo sempre liberi

    di cambiare idea e di scegliere un avvenire diverso, o un diverso passato.

    Lo scriveva Richard Bach nelle sue  nelle sue Illusioni.

     

     

    April 16

    LA PANCHINA DEL CUORE

    Luogo di resistenza per fermarsi, a riflettere,

    a leggere, a innamorarsi.



    Non so voi ma io ne sono sempre stata attratta,
    affascinata dall'idea del tempo
    che sembra restare sospeso
    durante la lettura o l'abbraccio degli amanti.

     
    La trovi spesso in luoghi che non sono al centro
    di una piazza, piuttosto  posta lateralmente,
    quasi a non dare nell'occhio...


    E'un luogo di incontro sociale,
    uno spazio ritagliato nell'alienazione quotidiana,
    che ci permette di riposare,
    di scoprire la vita intorno,

    riflettere e osservare
    come ad una finestra sul mondo.



    Ci accomodiamo a fare due chiacchiere?




    April 03

    L'INCONTRO

     
     

    “… un incontro non si sceglie ma si prende come

    un destino e quando è avvenuto,

    è compiuto per sempre …”

     

    Dacia Maraini, Il treno dell’ultima notte